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FOTO MARZIA 3

DECADENDO SU UN MATERASSO SPORCO

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Nel 2013 esce “Decadendo (Su Un Materasso Sporco)”, primo full lenght ufficiale della band, che non può, visto il curriculum del gruppo, che suscitare un’irrefrenabile 

DECADENDO

curiosità. Da subito emergono ironia, sfacciataggine e spontaneità nei testi che come loro stessi scrivono nella loro biografia “uniscono scherzo e provocazione ad un linguaggio musicale gioiosamente frenetico”. Infatti gioiosamente frenetica è proprio a definizione che salta all’orecchio dall’ascolto di  Alè, brano d’apertura dell’abum. La decadenza confusa di un uomo che cerca di trovare la felicità, accompagnato da un ritmo musicale sostenuto come aiuto a questo “inno alla vita” ironico e sarcastico 

Un urlo disperato contro la falsità e il finto perbenismo che spesso circonda è invece il tema di Siamo Tutti Buoni, su delle corde stavolta un po’ più punk rispetto ai brani precedenti: “Capeggiate un mondo migliore, ma state bene nel vostro squallore (…) Siamo un mare di disperati, inesistenti ed umiliati.”. Il ritmo si placa, iniziano i cori ed è tempo di Marzia.  Il tema qui è l’amore. Un amore non andato a buon fine, infatti la voce di Matteo Gabbianelli qui si lancia in una specie di supplica che, al contrario di quello che potrebbe sembrare, porta alla luce l’essenza di ogni uomo. Quell’essenza che al di sotto di ogni apparenza fa emergere la verità di questo sentimento: “E’ vero che sono un pagliaccio, ma ora non scherzo. Infondimi un po’ della tua magia, dammi la mano e senti il mio cuore che batte per te”. L’album continua con Lo Sanno Tutti sempre dal ritmo sostenuto e si lancia in un’ironica denuncia sociale con Questa Società, che servendosi di un testo intelligente e di un’atmosfera spumeggiante, a tratti ricordando il rock ‘n’ roll puro degli inizi, descrive i tratti di questa società moderna che preferisce nascondersi dietro un finto bigottismo e perbenismo, pieno di ipocrisia e contraddizioni. La scia di denuncia continua con Via Dal Mondo che stavolta si concentra non sulla società in generale, ma su coloro che questa società dovrebbero guidarla e senza esclusione di colpi si rivolge a tutti dicendo “…Ma che cosa fate nelle strade? Quelli da pestare sono al Quirinale e a Montecitorio, Via Dal Mondo!!!”. Torniamo a toni pacati con Canzone Dell’Amor Perduto, quasi una ballata, come lo stesso titolo suggerisce, dedicata a quel genere di amore vero che adesso non c’è più. 


Immagine

L’immagine ironica della frase di inizio di Eviterò la Terza Età non può che far sorridere, ma andando avanti nell’ascolto quello che può sembrare un tema banale e superficiale fa riflettere su temi come la solitudine, soprattutto al momento della morte. Il cantante decide di “emigrare nell’aldilà” prima che sia troppo tardi e morire da solo in un centro anziani, metafora efficace e piuttosto forte. 
L’obiettivo è il tema su cui ruota attorno la nona canzone dell’album, Stai Morendo. “Darsi un obiettivo, per sentirsi vivo”, un ritornello che suona quasi come un mantra da ripetersi per non fermarsi a vivere la propria vita in modo stagnante e ripetitivo.Il ritmo non si ferma, anzi si fa leggermente più accentuato grazie alla batteria di Simone Bravi e alla chitarra frizzante di Donatello Giorgi che fa da anticamera al testo dove questa decadenza interiore continua con Precipiti più giù: “Tu sai esattamente cos’è, ma c’è qualcosa che marcisce dentro te, pensi ancora di risalire su il tempo passa e tu, precipiti più giù!”. Con Perso, già dall’attacco del brano, l’atmosfera ricorda un po’ quel Rock americano bianco anni ’50, che converge in una canone d’amore struggente e sarcastica che vede nell’innamoramento non un’ancora di salvataggio, ma una finzione, che in realtà rende l’uomo ancor più “Perso” di quanto non lo sia già.Il ciondolo della collana però è proprio Aiutatemi, brano tra l’altro già noto anche per via della sua circolazione in radio. Il funky entra subito nelle vene, grazie al basso protagonista di Luca Amendola, e gioca con un testo scoppiettante e acuto che non si vergogna di presentare un linguaggio anche piuttosto colorito. Verso la fine emerge un piccolo barlume di progressive rock che smorza apparentemente e momentaneamente i toni del brano, ma la richiesta d’aiuto torna a farsi scottante e prorompente fino all’urlo conclusivo e liberatorio. Il connubio tra parole e musica risulta perfetto. I musicisti infatti riescono con maestria a non sovrastare mai le parole e ad occupare sempre il posto giusto al momento giusto, facendo così da coprotagonista in ogni singola canzone creandosi il giusto spazio per non passare mai in secondo piano. Insomma una band questa che sta sempre più trovando il suo spazio all’interno dell’universo musicale italiano, un gruppo originale e coinvolgente capace di divertire il pubblico, servendosi di tutti gli strumenti a loro disposizione, travestimenti inclusi. Un ascolto da non perdere.